La crisi sanitaria legata al coronavirus ha colpito con particolare durezza il sistema turistico nazionale e, al suo interno, la filiera costiera. In un momento in cui la tutela della salute pubblica rimane la priorità assoluta, emergono con chiarezza le ricadute economiche e occupazionali che interessano stabilimenti balneari, alberghi, ristorazione, servizi di spiaggia, commercio locale e, più in generale, l’intero indotto delle destinazioni marittime. Con l’obiettivo di offrire un quadro organico delle criticità e delle possibili soluzioni, Federbalneari Italia ha elaborato un documento di proposte e avviato un dialogo serrato con le istituzioni. Ne abbiamo discusso con Marco Maurelli, direttore di Federbalneari Italia, per mettere a fuoco le linee d’intervento ritenute prioritarie e delineare una prospettiva di ripartenza sostenibile e coordinata. Al centro della riflessione vi è innanzitutto la stabilizzazione del sistema delle imprese. Il tema delle concessioni demaniali costituisce un presupposto imprescindibile per qualsiasi piano di accesso al credito e di programmazione degli investimenti. In assenza di un orizzonte amministrativo certo, le banche tendono a restringere l’operatività, mentre le aziende, già gravate da impegni finanziari pregressi, faticano a sostenere nuove linee di liquidità. Federbalneari sottolinea come la certezza fino al 2033, prevista dall’ordinamento, debba tradursi in un quadro operativo univoco e stabile, capace di rafforzare il dialogo con il sistema bancario. Si tratta di una condizione che non riguarda unicamente gli stabilimenti, ma l’intera filiera costiera, in cui ogni anello – dall’ospitalità ai servizi – dipende dall’altro.
La seconda area di intervento riguarda l’effettiva fruibilità delle misure di garanzia. Il recente impianto normativo, nato per facilitare l’erogazione del credito con coperture pubbliche elevate, si scontra nella pratica con procedure e tempi che rischiano di depotenziare l’obiettivo. La controgaranzia, la verifica dei requisiti e gli adempimenti operativi impongono un coordinamento più stringente tra amministrazioni, intermediari e imprese. Federbalneari sta presidiando questo passaggio tecnico per trasformare gli annunci in strumenti utilizzabili, perché senza liquidità tempestiva anche le stagioni più resilienti non possono essere avviate in condizioni di sicurezza.
Sul fronte fiscale, l’Associazione ha avanzato la richiesta di un abbattimento significativo del carico tributario per il 2020, con particolare attenzione a imposte e addizionali che gravano direttamente sui costi di gestione e sulla domanda turistica. La logica non è assistenzialistica, ma industriale: sostenere il margine d’impresa in un anno contraddistinto da ricavi ridotti e costi incrementati dalle misure sanitarie. L’implementazione dei protocolli di salute pubblica, infatti, comporta per ciascuna azienda un esborso medio rilevante. Rapportato alle decine di migliaia di micro e piccole imprese del comparto, esso determina una massa di costi che non può essere assorbita senza un percorso transitorio di riequilibrio. In parallelo, la previsione di ricavi mediamente inferiori – con una contrazione potenziale di almeno la metà nelle fasi più acute – impone un nuovo disegno del modello economico di spiaggia, capace di garantire servizi di presidio del territorio e, al contempo, sostenibilità finanziaria.
Il tema della domanda rappresenta l’altro pilastro della ripresa. L’evoluzione dei flussi, nel breve periodo, tenderà verso il turismo di prossimità. La riduzione degli spostamenti internazionali e l’incertezza sull’apertura delle frontiere condurranno a una riconfigurazione dei mercati: meno arrivi dall’estero e maggiore incidenza delle presenze domestiche. Federbalneari intravede in questo scenario una duplice opportunità. Da un lato, la possibilità di far riscoprire a molti italiani il valore delle nostre coste, la qualità dell’offerta e la sicurezza del prodotto balneare nazionale. Dall’altro, l’occasione di riorganizzare la proposta verso servizi più attenti al benessere, alla salubrità, alla gestione ordinata degli spazi e alla qualità percepita dell’esperienza. In tal senso, la campagna “Riscopriamo l’Italia” immaginata dall’Associazione va letta come un invito unitario, capace di valorizzare l’identità dei territori senza alimentare dinamiche concorrenziali distruttive tra destinazioni.
Per sostenere i consumi, Federbalneari ritiene utile un meccanismo a doppio canale che incentivi la spesa turistica delle famiglie con strumenti mirati alla capacità reddituale. Per i redditi medio-alti, il credito d’imposta turistico può stimolare una domanda consapevole e tracciabile. Per i redditi più bassi, una card dedicata rappresenta un sostegno diretto e immediato, destinato esclusivamente a servizi turistici nazionali. L’obiettivo è evitare che, a fronte di un’offerta pronta e sicura, manchi la leva economica in grado di trasformare il desiderio di vacanza in prenotazioni concrete.
Non meno importante è l’architettura istituzionale della promozione. Se la competenza primaria in materia turistica è delle Regioni, il ruolo di coordinamento dello Stato diventa decisivo per definire messaggi coerenti, allocare risorse aggiuntive e promuovere campagne congiunte sui mercati interni. La proposta di una cabina di regia Stato–Regioni intende proprio evitare frammentazioni, sovrapposizioni e campanilismi, privilegiando una narrazione unitaria che sappia parlare di sicurezza, qualità e accoglienza in modo credibile e verificabile. È una scelta di metodo, oltre che di merito, che consente di mettere a sistema le migliori pratiche e di garantire una ripartenza ordinata in tutte le aree costiere.
Accanto alla promozione, serve una riflessione sulla pianificazione del demanio marittimo. Gli strumenti programmatori vigenti nascono in contesti radicalmente diversi da quello attuale. Federbalneari propone una moratoria temporanea e un percorso straordinario di aggiornamento, fondato su criteri emergenziali e su nuove funzioni di tutela della salute pubblica, dell’ambiente e della sicurezza degli utenti. Pianificare oggi significa leggere un cambiamento strutturale della domanda e dell’offerta, e tradurlo in regole chiare su distanze, servizi, accessibilità, integrazione con il waterfront e connessioni con i centri urbani. È un lavoro che richiede ascolto, competenza tecnica e responsabilità condivisa.
La dimensione d’impresa merita un’attenzione specifica. Il tessuto del balneare italiano è composto in prevalenza da micro e piccole aziende, spesso a carattere familiare. Per molte di esse, la crisi rischia di trasformarsi in una rottura irreversibile. Federbalneari incoraggia percorsi di rete e di aggregazione, capaci di generare economie di scala, condividere investimenti in sicurezza, digitalizzazione e promozione, e rafforzare il potere contrattuale nella filiera. Dove il mercato è più fragile o distante dai grandi bacini di domanda, la cooperazione tra imprese può fare la differenza tra la sopravvivenza e la chiusura. In parallelo, l’Associazione sollecita programmi di formazione manageriale specifici per la gestione della crisi, la revisione dei piani economico-finanziari e la costruzione di nuovi modelli di servizio orientati alla qualità e alla redditività responsabile.
La questione europea, infine, non può essere elusa. La cornice regolatoria e le politiche comunitarie incidono in modo determinante sulla competitività del settore. In una fase eccezionale come quella attuale, Federbalneari chiede che l’Europa faccia sentire il proprio “peso” con scelte coerenti, pragmatiche e tempestive, capaci di accompagnare gli Stati membri nella salvaguardia dei propri sistemi produttivi turistici senza pregiudicare i principi del mercato interno. È il momento di conciliare certezza giuridica, concorrenza leale e salvaguardia di un comparto che, per l’Italia, ha un valore economico, sociale e territoriale non sostituibile.
Tirando le fila, il percorso di ripartenza del turismo balneare si fonda su alcuni capisaldi: certezza amministrativa delle concessioni come condizione per il credito e gli investimenti; fruibilità reale degli strumenti finanziari; alleggerimento del carico fiscale nel 2020 a fronte di costi sanitari straordinari e ricavi ridotti; sostegno mirato alla domanda domestica; promozione coordinata tra Stato e Regioni sotto un’unica narrazione; aggiornamento emergenziale della pianificazione demaniale; aggregazione tra imprese e formazione per la gestione della crisi; interlocuzione europea orientata alla stabilità e alla competitività. Non si tratta di rivendicazioni settoriali, ma di un disegno di politica industriale per la costa italiana, capace di preservare occupazione, qualità dell’offerta e presidio del territorio.
Le spiagge, per gli italiani, sono più che un luogo di vacanza: sono un presidio di benessere psicofisico, un asset identitario e una componente della vita economica delle comunità costiere. Federbalneari Italia intende continuare a svolgere il proprio ruolo di cerniera tra imprese e istituzioni, mettendo a disposizione competenze, proposte e spirito di servizio. La stagione che verrà sarà diversa da tutte le altre, ma può diventare l’occasione per ridisegnare – insieme – un modello più solido, moderno e responsabile. La ripartenza del Paese passa anche da qui, dal mare e dalle donne e dagli uomini che ogni giorno lo rendono fruibile, sicuro e accogliente.



