21 Oct 2013

Una petizione per l’Europa. 5 marzo 2013

  

Con una nuova mossa la Federazione Nazionale dei Balneari scavalca il Governo chiedendo alUE, per mezzo di una petizione, di far rispettare le leggi 494/ 93 e 296/2006 che gia' disciplinano il comparto turistico balneare. Tra le proposte: rinnovo per 30 anni in relazione agli investimenti, evidenza pubblica per il restante 65 % delle coste italiane e allineamento dell'Iva al 10 %.

Balnearia 2013. Si è tenuta questa mattina alle ore 11:00 nella Sala Stampa di Carrara Fiere la Conferenza Stampa dal titolo Una petizione per lEuropa che FederBalneari Italia ha deciso di convocare per porre al centro del dibattito i rapporti del Governo italiano con lUE, ed il futuro, rimandato al 2020, delle imprese balneari.

Unoccasione importante per il confronto e lanalisi delle problematiche del comparto turistico balneare che,  secondo la Federazione Nazionale dei Balneari, non si possono risolvere chiedendo al Governo di uscire dalla Direttiva Bolkestein, ovvero  non applicare l'art. 12 della Direttiva n. 2006/123/CE.

 

La soluzione che FederBalneari Italia ha presentato ai media  sintetizza le istanze degli imprenditori balneari in funzione della politica europea di liberalizzazione e delle richieste di Bruxelles: far partire le procedure di evidenza pubblica fin da subito solo per le aree non in concessione, e di valorizzare, invece, il sistema di imprese che già sono sul mercato, permettendo loro di investire e restare competitive, con dei business plan da completare entro il 2015.

Ma c’è anche unaltra strada per salvare il comparto turistico balneare di cui è lo stesso Governo italiano il principale responsabile. Chiedere allUE di far rispettare le leggileggi 494/ 93 e 296/2006  per mezzo di una petizione che potrebbe far tornare la stessa Italia in infrazione, qualora non dovesse rispettare le norme in vigore.

Non possiamo aspettare che sia il Governo, ancora non formato, vada a rappresentare in Europa gli interessi degli imprenditori balneari, ci andremo direttamente noi, con lo strumento della petizione.- spiega il Presidente Renato Papagni.  L'Unione Europa, infatti, evidentemente  non è' a conoscenza del fatto che c'è già una legge in Italia che disciplina il settore balneare rispettando i principi del libero mercato:  Lart. 03, comma 4bis, della legge n. 494/1993, introdotto dallart. 1, comma 253, della legge n. 296/2006, stabilisce: le concessioni di cui al presente articolo possono avere durata superiore a sei anni e comunque non superiore a venti anni in ragione dell'entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare e sulla base dei piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo predisposti dalle regioni.

 

Questa legge - spiega il Presidente Papagni- si ispira all'art. 18 del regolamento del codice della navigazione, per questo chiediamo al Governo italiano di rispettare una legge che c'e da 50 anni e di applicare la Direttiva Bolkestein in funzione dei business plan e degli investimenti che verranno presentati.

 

Per questo Federbalneari Italia chiederà all'Europa, con una petizione, di imporre al nostro paese di rispettare le leggi in vigore, altrimenti sara' la stessa Italia  a cadere, nell'arco di 6 mesi, nuovamente in procedura  di infrazione.

 

C'e' anche un'altra questione di fondamentale importanza per Federbalneari: l'allineamento dell'Iva al 10 %.

Il regime dellIVA previsto a livello nazionale, infatti, costituisce quanto meno unanomalia, se non addirittura una contraddizione, poiché invece di garantire competitività al settore, ne colpisce la crescita.

 

A differenza, infatti, degli altri segmenti imprenditoriali coinvolti nella filiera turistica (alberghi, campeggi, villaggi turistici, pubblici esercizi, eccetera) che scontano unaliquota IVA del 10 per cento, il comparto balneare viene assoggettato allaliquota ordinaria, pari al 21 per cento.

 

Un principio che appare discriminante, nel momento in cui la stessa normativa di regolamentazione del settore turistico (Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo di cui al decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79) ha riconosciuto lazienda balneare quale impresa turistica a tutti gli effetti.

 

 

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